Duemila anziani in lista d'attesa per entrare in una struttura residenziale nella sola provincia di Verona, undicimila in tutto nel solo Veneto. I numeri, resi noti in questi giorni dalla consigliera regionale Anna Maria Bigon e ripresi dalla stampa locale, fotografano una condizione che le famiglie conoscono da anni: si presenta la domanda, e poi si aspetta, senza sapere quanto, in che posizione si è, quanti posti esistano davvero. Nel frattempo la persona da assistere resta a casa, e il peso ricade per intero su un familiare.
Come si entra, e perché in tanti non ce la fanno
In Veneto non si chiede un posto: si chiede una valutazione. La famiglia presenta all'azienda sanitaria una domanda di valutazione multidimensionale; una commissione esamina la situazione con una scheda regionale, la SVaMA, e le assegna un punteggio; da quel punteggio dipendono l'iscrizione al Registro Unico della Residenzialità e il diritto alla quota sanitaria, cioè alla parte di retta che il servizio pubblico si assume.
Chi quel punteggio non lo raggiunge non riceve un rifiuto motivato: resta in lista. E una lista d'attesa, quando non comporta alcuna presa in carico, non è un'attesa: è un abbandono. Alla famiglia non resta che cercare da sé una sistemazione sul mercato privato e pagare l'intera retta.
Quanti siano, si può dire con precisione. Nel 2025 le impegnative di residenzialità finanziate dal Fondo Regionale per la Non Autosufficienza sono state 24.419, a fronte di circa 32.000 persone ospitate nelle strutture venete: oltre settemilacinquecento hanno sostenuto per intero il costo del ricovero.
Nel frattempo l'accesso si è ristretto. Con la deliberazione della Giunta regionale n. 996 del 2022, dal 1° luglio di quell'anno i due livelli di quota sanitaria previsti fino ad allora, 49 euro al giorno per le situazioni di minore intensità assistenziale e 56 per quelle di intensità superiore, sono stati sostituiti da una quota unica di 52 euro. Il provvedimento fu presentato come una semplificazione. Il risultato, per chi rientrava nella fascia inferiore, è stato di uscire dalla copertura.
Oggi la soglia formale d'accesso è di 70 punti. Ma nel 2025 il punteggio medio di chi ha effettivamente ottenuto l'impegnativa in Veneto è stato di 79,69, con una punta di 79,99 a dicembre. E nell'azienda sanitaria veronese quella media sale a 83,53, con 84,19 a dicembre: il valore più alto della regione. Significa che a Verona, per essere presi in carico, occorre stare peggio che in qualunque altra provincia veneta.
Alcune situazioni ricorrenti
Di.a.n.a. e Noctua monitorano costantemente, una per una, tutte e nove le aziende sanitarie del Veneto: il caso di Verona è quello su cui hanno lavorato più a fondo. Ma sarebbe sbagliato leggerlo come un problema di una singola azienda, perché la verifica condotta sulle altre otto realtà venete restituisce un quadro che non si discosta in modo significativo.
Qui di seguito alcune situazioni esemplificative che costituiscono i casi più ricorrenti fra quelli che le associazioni incontrano, senza riferirsi a persone determinate.
La famiglia di Antonio, alla cui nonna Vincenza è stato attribuito un punteggio troppo basso per accedere alla quota sanitaria: non cammina, non si orienta nel tempo e nello spazio, va sorvegliata giorno e notte, ma nessuno ha spiegato quale soglia occorresse raggiungere, né come, né che cosa si potesse fare per farla riesaminare.
Donato, il cui padre è caduto in casa, è stato operato d'urgenza e alla dimissione non è più tornato autonomo: nel giro di pochi giorni la famiglia ha dovuto trovare una sistemazione, senza sapere a chi rivolgersi, quanto sarebbe costata, né se qualcuno se ne sarebbe fatto carico. È la telefonata che le associazioni ricevono più spesso.
Giada, che dopo la valutazione si è sentita dire che per la madre la quota sanitaria non c'era: ha firmato un contratto privato con una struttura e ne paga l'intera retta, per un'assistenza che avrebbe dovuto essere presa in carico dai servizi socio-sanitari.
Michele, un uomo di settantotto anni con Alzheimer in fase avanzata, in attesa da otto mesi: la moglie, coetanea, lo assiste da sola e quando si è rivolta al distretto la prima volta le hanno detto di andare al comune, la seconda dal medico di base.
Riccardo e Livia, due fratelli che dopo mesi hanno chiesto a che punto fosse la domanda della madre e non hanno ottenuto risposta: la lista esiste, ma non ha un numero, non ha un tempo e non è pubblica. Hanno deciso della vita della madre sulla base di una voce raccolta informalmente.
Due associazioni, un unico lavoro
Di.a.n.a. e Noctua seguono queste situazioni da anni, e da tempo lo fanno insieme: due associazioni distinte, due esperienze e due percorsi che convergono sullo stesso obiettivo. Di.a.n.a. opera a Verona dal 2017 sui diritti delle persone non autosufficienti; Noctua APS dal 2023 si occupa di tutela dei diritti dei cittadini su tutto il territorio nazionale, con un'attività centrata sulla sanità pubblica. Molte famiglie che si erano viste respingere una domanda, o che non ricevevano risposta, si sono rivolte a loro e hanno ottenuto ciò che chiedevano. Non perché avessero ragioni nuove: perché qualcuno le ha aiutate a farle valere.
L'appello
Chi si trova oggi in questa condizione non deve restare solo. Noctua APS invita a farsi avanti:
- chi ha presentato domanda di valutazione e attende da mesi senza conoscere l'esito o la propria posizione;
- chi ha ricevuto un punteggio che non dà diritto alla quota sanitaria e non ha capito su quali basi sia stato attribuito;
- chi sta pagando per intero la retta di una struttura senza che alcun servizio si sia fatto carico della situazione;
- chi sta assistendo a casa un familiare non autosufficiente e non ce la fa più.
Non è richiesto alcun costo e non si è impegnati a nulla. Ogni situazione viene esaminata singolarmente, con il supporto dell'esperienza maturata dalle due associazioni.
Le segnalazioni si inviano a